Perché bere naturale

“In Vigna Veritas”

è un piccolo catalogo composto da vini che non subiscono alcun trattamento con prodotti di sintesi e che non cercano scorciatoie nei correttivi enologici, per questo anche più geniuini e digeribili.

La ri-nascita dei vini naturali è la logica e sospirata reazione alla progressiva pianificazione che si è venuta ad imporre nel mondo enologico negli ultimi decenni è quindi un dato estremamente importante che sempre più produttori si ispirino ad uno stile “organico” sostenendo il rapporto con la terra e con l’autenticità del vino.

La bellezza di questo processo di liberalizzazzione va cercata dentro di noi ancor prima che nel bicchiere , sono vini che si negano ai narcisisti della degustazione, ci vuole a cuore ben altro, uscire dal proprio nido e riconoscere che coltivare la terra non è un atto fine a sé stesso ma parte del tutto.

Mi piace pensare a questo avvicinamento al naturale non come una fuga all’indietro ma la ricerca di un punto d’equilibrio, auspico più attenzione verso quegli argomenti che le parole di Mario Soldati nel suo “Vino al Vino” descrivono perfettamente “il profumo il sapore l’incanto ultimo e individuale di un buon bicchiere di vino si identifica in definitiva, con un quid che sfugge a qualsiasi analisi scientifica” quel qualcosa che è direttamente legato all’annata, al territorio, alla tradizione di quella comunità, al primato della differenza che è il vero valore aggiunto del vino.

Non so se per il cliente di “In Vigna Veritas” sia sufficente il mio giudizio morale sul produttore ma sono ben sicuro di un’altra cosa e cioè che questi vini è bene che non abbiano per forza denominazioni del tipo naturale, biologico , biodinamico o altro perchè i primi ad “impossessarsi” di quelle che potrebbero essere buone certificazioni sono gli industriali e i furbetti del vigneto ( piuttosto mi piacerebbe avvenisse il contrario cioè vedere segnalate in etichettal’impiego di certe operazioni ad alta-tecnologia ….. ma qui siamo nel sogno)

Il doping

Per primi vennero i diserbanti per risparmiare manodopera, poi fu la volta dei concimi chimici perché quelli naturali dopo anni di trattamenti non funzionavano più e infine la forza annientatrice delle disinfestazioni. Il risultato sono suoli inevitabilmente indeboliti di sostanza organica e quindi di fertilità che obbligano le piante ad ingozzarsi d’acqua per compensare l‘eccesso di salinità, le radici che sorprese da tanto assistenzialismo non cercano più la linfa in profondità e nel complesso la totale dipendenza dall’industria fitosanitaria.

Cosa significa “Vino naturale” ?

L’obiettivo è la totale esclusione nel vigneto di diserbanti, pesticidi e concimi chimici con l’utilizzo esclusivo di prodotti non invasivi. Pratiche come il diradamento e l’inerbimento, trattamenti a dosi leggere con rame e zolfo, l’impiego di compostaggi, letame, sovesci (vegetali coltivati ed incorporati in primavera al terreno) e preparati biodinamici sono essenziali per migliorare la protezione e la fertilità del vigneto. Sono poi le centinaia di microrganismi presenti nel terreno che operando una serie di trasformazioni mantenengono il suolo in attività.

Un uva sana, non trattata permette anche di non aggiungere lieviti artificiali fondamento questo della vinificazione naturale e di ridurre la quantità di solforosa (solfiti) a dosi umane.

Il lavoro successivo alla vendemmia deve essere complementare alla scelta non interventista fatta nel vigneto, sennò che senso ha? per cui in quella “zona grigia” che è la cantina impegnarsi a non avvalersi di quelle manipolazioni enologiche che permettono di modellare qualsiasi vinocome i preparati enzimatici,i coadiuvanti di fermentazione,i disacidificanti,gli stabilizzanti di colore e poi chips di rovere, estratti di tannino, osmosi inversa e altro ancora non chiarificare in maniera esasperata per non impoverire il tessuto del vino , una non perfetta limpidezza o un leggero deposito non rappresentano un difetto, casomai un pregio.

Perché tutto questo ?

perché il rapporto terra-clima-uomo contiene in sé l’unicità del vino, per rispettare la “luce” di un vino che deve essere figlio di quell’uva, di quel territorio e di quella determinata annata, per la salute.

Andrea Rignoli